Orgoglioso di saper fare una Pigotta

Orgoglioso di saper fare una Pigotta…

 

La Pigotta io non l’ho mai sopportata. Mica per quel che rappresenta, ci mancherebbe: qualsiasi iniziativa che va a favore dei bambini trova la mia approvazione, a prescindere. Ma è proprio l’oggetto in se, questa sorridente pupazza di pezza coi capelli di lana, che non mi è andata mai giù. Intendo proprio dal punto di vista estetico: la trovo brutta.

Per cui quando mia moglie, rientrando, mi ha comunicato che per la scuola dovevamo fare una pigotta ho assunto la stessa espressione di quando realizzo che devo andare dal medico.

Ed esattamente come avviene con la consapevolezza di dovermi recare dal dottore, c’ho girato attorno per giorni, finché sono stato inchiodato alla mie responsabilità di padre: questa pigotta s’ha da fare.

E facciamo sta Pigotta. Dalla scuola, per fortuna, le maestre c’avevano già dato un modello in stoffa per il corpo. E così, cuci taglia e cuci, la pupazza ha preso forma. Brutta come sempre. Solo che, dietro, s’è rivelata una magia che non immaginavo.

A cucire e tagliare la stoffa infatti si sono messe in contemporanea mia moglie e mia madre, mentre mio padre dava direttive, mio figlio aiutava in ogni modo, e anche io – oltre a fare foto e dare consigli a casaccio – ho contribuito decorando il vestito con lo stencil e disegnando il volto. Ma mentre scattavo le foto del pomeriggio passato tutti insieme a costruire una pupazza ho capito. Il bello di fare un Pigotta era proprio quello, quel pomeriggio passato tutti insieme, in famiglia, a lavorare tutti ad un solo progetto, seppur piccolo.

 

Orgoglioso di saper fare una Pigotta
modelli occhi pigotta

Per cui mi ritrovo a 37 anni non solo ad aver fatto qualcosa che mai avrei immaginato di fare, una Pigotta, ma di dover anche ammettere di essere felice, e orgoglioso di saper fare una Pigotta

 

 

Ps. Finita la Pigotta le abbiamo dato un nome, Margherita, le abbiamo creato la ‘carta di identità” e l’abbiamo portata a scuola, per essere venduta: il ricavato andrà all’Unicef. Ma a breve ne farò un’altra, che terremo noi a casa come ricordo.