Il regalo di Natale e i 'confused dad'

Il regalo di Natale e i ‘confused dad’

 Puntare sulla ‘fissa’ del momento, o usare lungimiranza? Andare sul sicuro, o avventurarsi e rischiare? E’ finito il tempo in cui il Natale erano regali da ricevere, pacchi da scartare, soldi da mettere da parte. Il Natale, da quando ci sono i nipoti, è diventata la prova da superare. E da quando c’è Diego anche la paura di sbagliare.

 Perché il piccolo, neanche tre anni, ha le idee ben chiare. E soprattutto non sa cos’è l’ipocrisia: se apprezza un regalo lo capisci lontano un miglio, dai sorrisi e dai salti di gioia. Ma se non gli piace ti fa pentire di averlo acquistato. E’ già capitato più di una volta: pacco scartato, e regalo volato via assieme alla carta. Ti guarda sul muso e ti dice chiaro: “Questo non è un regalo!”.
 Ovviamente gli ho cercato di spiegare che un regalo è un regalo, che piaccia o che non piaccia. Ma per ora il concetto non l’ha digerito. Ecco perché quello di Natale, a cui i bambini tengono sempre più che altri altri, deve essere speciale. Ed ecco perché la responsabilità che mi sento addosso cresce.

 Il dubbio quindi è: prendergli qualcosa che so che gli piace, e quindi andare sul sicuro? Ma in questo caso da settimane la richiesta è solo una: “la spada laser dei jedi, quella blu, oppure verde”. Rossa l’abbiamo già scartata a priori. Tentare di carpirgli qualche altro “desiderio” è impossibile: c’è solo la spada laser. L’idea che passi giornate intere a massacrarmi a colpa di spadate sulla schiana non mi esalta, ma cosa non si farebbe per far felice un figlio? Se riesce a trasformare in spada anche un porro che mi ha fregato dal frigo immagino con una spada vera, ‘che si accende’, cosa possa inventare…
 Poi c’è l’altra opzione. Un gioco educativo, istruttivo, uno di quelli che magari coinvolgono anche gli amichetti o i cugini, uno di quelli che sviluppa creatività, manualità o fantasia. Uno di quei giochi insomma che, al 90%, mi tirerà dietro.
 C’è la terza ipotesi, prendere due oggetti, la spada e un’altro oggetto. Con la scusa che qualche giorno dopo il Natale è anche il suo compleanno, è probabilmente così che me la caverò.

 Venerdì affronterò la cosa. Prenderò un grosso respiro e mi tufferò in uno di quei mega store di giocattoli. La sensazione già la conosco, e l’ha racchiusa chi ha inventato il meme del ‘confused Travolta’ nel toy store: avete presente la faccia di Vincent Vega quando, in Pulp Fiction, sente la voce di Mia Wallace dall’interfono? È esattamente quella la faccia che assumerò tra le montagne di colori e luci e suoni dei mille diversi giocattoli in commercio: il confused Pomella. Ma c’è il lato divertente: tanti altri papà, in questi giorni, avranno la stessa identica espressione: tanti confused dad a farmi compagnia. Ma passerà, tranquilli, manca poco.