eredità digitale

Eredità digitale, cosa lascerò a mio figlio?

 Uno degli ultimi film Disney lo ho acquistato da ITunes, per poterlo vedere assieme a Diego dalla tv, dallo smartphone o dal tablet, a seconda delle circostanze. Alcune delle sue e delle mie canzoni preferite le ho acquistate in digitale, su un’altra piattaforma. Le foto delle vacanze, quelle di Diego, della mamma incinta le conservo, per la maggior parte, su cloud. E se dovessi morire io, a mio figlio, cosa resta? Niente, o quasi.

Può sembrare prematuro – e di certo me lo auguro – fare un ragionamento del genere. Ma nell’era in cui la tecnologia, e il digitale, pervade ogni parte della nostra esistenza, per pensare a cosa si lascerà in eredità al proprio figlio non è mai troppo presto.
 Le generazioni passate di sicuro non avevano questo problema. Alla morte di un padre il figlio riceveva (a parte eccezioni dovute a testamenti particolari) la sua eredità. E non penso solo alla parte economica, ai soldi. Ma ai suoi oggetti: libri, musica in vinile, le lettere che da giovane si scambiava con quella che sarebbe poi diventata sua moglie, le foto della famiglia.
  Oggi quasi tutti affidiamo ai social i nostri pensieri, le nostre foto, i nostri video. Ma quando morirò, che succederà a questi dati? Mio figlio, o mia moglie, potranno prendere possesso, o visione, del mio account, come eredità digitale, e scaricare foto o video, posta elettronica, dati dal cloud? No.

 Il tema è quello dell’eredità digitale. Il principale social al mondo, Facebook, consente – e solo su precisa e documentata richiesta – che il coniuge, o il figlio, possano gestire l’account del defunto solo per l’invio di messaggi pubblici. O, in alternativa, che possano chiedere la rimozione dell’account stesso. Non si può accedere alle chat, non si possono scaricare video e foto del defunto, se non ad una ad una manualmente.
 Twitter alla tua morte consentirà ancora meno: si potrà chiedere solo la cancellazione del profilo. Il resto dei dati andranno persi, per sempre. Gli altri social, da Instagram a Google+, hanno più o meno le stesse politiche.
 Io sui social non ho mai postato foto di mio figlio. E in un altro post spiegherò bene perché. Però da decenni ormai faccio video e foto di me e della famiglia esclusivamente in digitale. E gran parte di quel materiale è su cloud. I due sistemi forse più famosi di archiviazione online sono Google Drive e DropBox. Entrambi, se muoio io, permetteranno a mio figlio di fare una unica cosa: cancellare i dati. Mio figlio o mia moglie non avranno nessun modo di recuperare una foto, un video, un messaggio che avevo archiviato. E ancora non potranno recuperare, nel mio caso, pezzi di inchiesta o articoli lasciati a metà, appunti. O, nel caso di un architetto, non potrebbero recuperare i progetti incompiuti, ad esempio.

 Eredità digitale

 Tutto questo mi inquieta. Così come mi fa paura che continuando ad acquistare  ibook, film, musica e contenuti digitali non lascerò a mio figlio libri di carta, vinili, supporti cd o dvd, da poter tenere, anche solo come ricordo visto che le tecnologie magari li renderebbero comunque obsoleti. Anche in questo caso infatti gli acquisti digitali sono legati all’account del proprietario e l’account muore assieme al proprietario. Senza possibilità di deroga.
 Tutto questo, ovviamente, fino ad oggi. In assenza di una legge chiara per quanto riguarda l’eredità digitale, a livello nazionale o internazionale, le ‘regole del gioco’ le stabiliscono le società che gestiscono questi servizi. Il legislatore, specie quello europeo, potrebbe invece cambiare le carte in tavola, equiparando l’eredità classica con quella digitale e permettendo, magari davanti un notaio, di poter lasciare testamento ia per le proprietà tangibili che per quelle immateriali. Ma per ora non è così, e dobbiamo essere consci di questo. Quello che mi preoccupa è che del tema si occupino soprattutto settori di nicchia dell’informazione o organismi come il Consiglio Nazionale del Notariato.  Anche la stampa tradizionale, anzi proprio La Stampa, ha scritto qualcosa di recente. Però ho l’impressione che si tratti la cosa come fosse una questione tecnica per esperti del settore, mentre credo riguardi tutti, specie le mamme e i papà di oggi.

 La soluzione? Non può certo essere quella di stampare tutte le foto realizzate in digitale. Però i consigli, in maniera molto grossolana, possono sono due: da una parte cercare di fare una copia fisica dei dati più importanti, su un hard disk o su un supporto esterno qualsiasi, in modo da lasciare comunque qualcosa di tangibile e fisico, che possa passare ai propri cari. Dall’altra scrivere, in busta chiusa, una serie di account e password di servizi che in qualche modo si vogliono preservare, e lasciare questa busta ad una persona cara. Di certo comunque la questione esiste, va affrontata, e bisogna sapere come funziona.
 Per chi è interessato all’argomento, oltre ai link sopra, consiglio il decalogo delle 10 cose da sapere sull’eredità digitale e una bella e approfondita intervista realizzata sul tema dell’eredità digitale da Radio24 nel corso della trasmissione 2024 fruibile anche in versione PodCast.

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