Riccardo Gazzaniga

Le mille paure dei bambini, intervista a Riccardo Gazzaniga

Riccardo Gazzaniga – In Versilia è praticamente la seconda volta che viene. La prima, qualche anno fa, era stato per ritirare il Premio Letterario Massarosa, che si era aggiudicato col romanzo d’esordio “A viso coperto”. Incontriamo lo scrittore Riccardo Gazzaniga al Caffè Eden di Viareggio, poco prima della presentazione del suo ultimo libro, “Non devi dirlo a nessuno” (Einaudi), che ha tenuto, con la moderazione di Erika Pucci, nella libreria La Vela. Una piacevole chiacchierata quella fatta con Riccardo, che ho deciso di riportare integralmente (un estratto è anche su VersiliaToday.it) proprio per il tema del suo ultimo libro: i bambini.

– Chi è Riccardo Gazzaniga? Un poliziotto, uno scrittore?

Riccardo Gazzaniga: Sono un misto. Sono una persona che mette insieme diverse anime, tra cui quella della scrittura, visto che da quando sono ragazzino fa parte della mia vita, e la polizia nella quale lavoro da 20 anni (è Sov.Capo dirigente SIAP a Genova, ndr). Principalmente sono uno scrittore, mi sento uno scrittore; uno scrittore che di lavoro fa il poliziotto. 

– Che rapporto hai con la Versilia? Qui, a Massarosa, hai già ricevuto un riconoscimento per il tuo primo romanzo…

Riccardo Gazzaniga: A dire la verità ero stato a Massarosa, in occasione del premio, e ci torno oggi. Non c’era mai stata occasione negli ultimi tempi, e prima d’ora non ero mai stato chiamato, come oggi da Erika e dalla Vela a Viareggio, per presentare i miei libri.

– Il primo libro è ambientato nella ‘tua’ Genova, in questo ti spingi sulle montagne venete, un luogo a te famigliare?

Riccardo Gazzaniga: Sì, assolutamente famigliare. Si tratta del paese in cui è nata mia nonna, il paese in cui ho fatto le vacanze tutta l’estate fino a 20 anni. Io ero di quella generazione, che non so se esiste ancora, che faceva tre mesi di vacanza immerso in un’altra realtà. Tutt’ora continuo ad andarci, sempre, quando posso, appena posso. L’ambientazione del romanzo è questa.

– Nel primo libro affronti il tema della violenza negli stadi e degli ultras, in questo libro affronti i temi della fanciullezza, dell’innocenza, dell’amicizia. Che peso hanno per te questi valori?

Riccardo Gazzaniga: L’amicizia è un tema che si trova in entrambi i romanzi. Sia l’amicizia che il tradimento: anche in questo romanzo si parla di amici, di cose dette e non dette, mezze verità che creano problemi. Non ero partito con questa idea, sinceramente, ma evidentemente per me i rapporti di amicizia e soprattutto il tema della fedeltà e del tradimento sono una cosa molto sentita. L’ambientazione rispetto al primo romanzo è invece completamente diversa, si parla di ragazzini, di adolescenti. Non sono un amante della narrativa adolescenziale, anzi… Mi è uscito così, da una semplice intuizione, l’idea di due ragazzini da soli in montagna che vedevano qualcuno nel bosco. E questo qualcuno guardava loro. Da questa idea ho costruito il romanzo, quindi sono andato su un terreno che a me non è tanto famigliare, anche se essendo un grande fan di King conoscevo bene il tema dell’adolescenza. 

– I tuoi però sono bambini che hanno paura, una terribile paura. I bambini devono aver paura al giorno d’oggi?

Riccardo Gazzaniga: Il messaggio che passa dal romanzo è la paura nelle sue declinazioni. La paura dell’ignoto perché si confrontano con qualcosa che non capiscono, che non conoscono e che negli anni ’80 era forse ancora più difficile da capire senza i moderni strumenti di conoscenza, e infatti si fanno delle idee tutte loro che spesso si rilevano anche sbagliate. Al tempo stesso c’è la paura di diventare grande, l’ignoto che rappresenta la crescita. Davanti a questi bambini c’è tutto un mondo, come quello delle donne, che se anche affascinante è al tempo stesso pauroso. E l’altra paura è quella dei genitori che si possano separare. Questa è forse anche una mia personale paura, legata all’infanzia. Paura che succeda qualcosa di traumatico, che la famiglia si disperda, e paura delle conseguenze all’esterno, la gente che sa le cose e ne parla: quindi la paura del giudizio del mondo esterno.

Riccardo Gazzaniga– I tuoi personaggi si trovano sempre davanti ad una scelta, e di questa scelta nel bene o nel male pagano le conseguenze…

Riccardo Gazzaniga:  Mi piace mettere i personaggi di fronte ad una scelta, ad esempio scegliere tra la verità o meno, tra la lealtà o meno. Essendo uno scrittore che dà essenzialmente importanza alla trama, mettere i protagonisti di fronte ad una scelta e a continue difficoltà è anche un escamotage letterario per tenere alta la tensione narrativa e l’attenzione del lettore. 

foto Juri Versari
foto Juri Versari

– Non solo poliziotto e scrittore, ma anche blogger. Lo curi con costanza, e spesso racconti storie che riguardano lo sport. Spesso storie che riguardano emarginati, e riscosse personali… perché scrivi, per chi scrivi?

Riccardo Gazzaniga: Sono temi che mi stanno a cuore, vero, specialmente temi legati a sport e musica, due grandi mie passioni da fruitore. Lo sport, assieme alla cronaca, ha un epica e una potenza narrativa molto forte. Altri temi non riescono ad essere così incisivi. Casualmente mi sono imbattuto nelle vicende umane, nelle vicende dei ‘looser’, vicende che affronto sempre in un ottica positiva, di riscatto personale. Mi piacciono le storie di persone più o meno normali che un giorno fanno qualcosa di eccezionale. Me ne occupo nel blog, su facbook, dove possono arrivare i lettori. Pubblicando un libro ogni 2-3 anni o parli per 2-3 anni di te stesso, di quanto sei bravo, di quello che hai fatto: e alla gente secondo me non interessa. Oppure cerchi, come faccio io, di continuare a raccontare qualcosa. La mia è un’esigenza di raccontare. Ho tantissima ‘roba’ inedita che sicuramente non vedrà mai la luce. 

– Il tuo rapporto con i social?

Riccardo Gazzaniga:  A me piacciono. Sono uno strumento importante per avere un rapporto costante coi lettori. Un modo per raccontarti, per scoprire delle storie, di avere dei feedback da chi legge i tuoi libri. Certo, non è un modo facile da gestire, devi pensare 10 volte a quel che scrivi, essere sempre molto attento. Per me, scrittore e poliziotto, le responsabilità di quel che scrivo sono tante, devo fare attenzione.

gazzaniga– Progetti per il futuro?

Riccardo Gazzaniga:  Continuo a scrivere. E spero in un progetto che da qualche anno ho nel cassetto. “A viso coperto”, il mio primo romanzo, da oltre un anno è diventato una sceneggiatura. Ci sono buone possibilità diventi un film prodotto dalla Rai

Incrociamo le dita per lui: in bocca al lupo Riccardo, e al prossimo romanzo!

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